VEMA, 20 progetti per una città ideale. Esposizione elaborati partecipanti al progetto La città nuova italia-y-26 invito a Vema presentati al Padiglione Italiano della decima Mostra Internazionale di Architettura di Venezia

presso Officina Contemporanea

Gennaio 2007

 

 

L’incrocio a Verona dei due corridoi europei Lisbona-Kiev e Berlino-Palermo è destinato sicuramente a determinare una serie di imponenti trasformazioni territoriali, che interesseranno molto probabilmente un’area più vasta di quella della città scaligera e del suo intorno. Invece di lasciare queste trasformazioni alla logica dispersiva della città diffusa, chi scrive ha pensato di orientare le future modificazioni di questo quadrante geografico, denso di valori paesistici ancora integri, verso modelli urbani definiti e controllati, al fine di evitare quella polverizzazione insediativa che riguarda gran parte delle regioni settentrionali del paese.

Anche per contrastare il diffuso nichilismo dei sostenitori della città “generica”, i quali finiscono quasi sempre per assecondare quelle aggressive meccaniche atopiche che finiscono con l’indurre nel territorio devastanti processi entropici, è così nata l’idea di VEMA, una “nuova città” situata tra Verona e Mantova. Immaginata all’inizio del terzo millennio, VEMA vive delle memorie delle città nuove del Novecento. Essa deriva infatti dalla straordinaria esperienza delle città pontine, da Ivrea, da Milano Verde, da Dicaia di Paolo Portoghesi, da Colletta di Castelbianco di Giancarlo De Carlo, reinvenzione di un antico borgo ligure per un nuovo abitare, dalla città cinese di Jiangwan disegnata da Vittorio Gregotti, ma anche da Broadacre City, da Los Angeles, da Silicon Valley e dai circuiti elettronici di una scheda madre.

VEMA è una città “innovativa”, una città “ideale” ma anche una città “utopica”.

È innovativa perché in essa non solo l’ecologia, la tecnologia e la ricerca scientifica giocano un ruolo essenziale, o in quanto la sua struttura insediativa è avanzata o, ancora, perchè ci vivrà quella che Richard Florida ha definito la “classe creativa”, ma lo è soprattutto a causa del suo porsi come il punto di convergenza e di accelerazione delle risorse produttive del territorio sul quale sorge, risorse che si assume anche il compito di comunicare al mondo. In effetti la competizione globale, che costituisce oggi l’orizzonte problematico con il quale le città si confrontano, esige da parte loro una elevata capacità di occupare postazioni mediatiche dotate di grande visibilità.

Oltre a essere innovativa VEMA vuole essere anche una città ideale, perché è sua intenzione riprodurre lo stesso codice genetico che ha formato città come Sabbioneta o Palmanova; è ideale perché nel suo progetto e nella sua costruzione conferma la medesima ispirazione a quell’ordine dello spazio che si riscontra in molte città d’arte italiane, una misura spirituale, prima che fisica, che si traduce nell’esoterica musicalità che informa la Tavola di Urbino; si organizza come una città ideale perché produce nei suoi spazi la stessa atmosfera di rarefatta perfezione che anima le piazze incantate di Verona e di Mantova, fissate per sempre in una suggestiva e profonda teatralità. VEMA esprime infine una dimensione utopica perché prevede un abitare teso a favorire una socialità nuova e più libera, nel quale ci sarà più felicità e più futuro.

 

Franco Purini, curatore Padiglione Italiano

 

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